Atri. I misteri della Cattedrale (2)

[premessa]

Lasciate l’auto dove volete. Ad Atri non ne avete bisogno. Le sue piazze, i suoi vicoli, si gustano a piedi. Senza fretta. Lasciandosi portare dall’istinto di chi ha voglia di fare scoperte in continuazione. Di chi ha la capacità di farsi stupire da uno scorcio, da una facciata fiorita o da un angolo illuminato dal sole. Basta essere così per ascoltare Atri.

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Magari iniziate il vostro viaggio nel passato da piazza Duomo. Rimarrete abbagliati dalla lineare bellezza della cattedrale. Dalla sua facciata. Da quella torre che si staglia verso l’alto. Scrutate quel portale e andate a ricercare con attenzione l’opera degli scalpellini atriani. Quella foglia particolare a cui loro hanno dato il nome. Accarezzate la pietra e di colpo la storia vi rapirà.
Entrate nella cattedrale. Sarà lei la migliore guida che vi capiterà di incontrare. Vi racconterà, tutta intera, la storia di questa città che si inorgoglisce quando qualcuno ricorda che quel mare posto lì, a distanza di uno sguardo, porta il suo nome. Sarà tra quelle navate che leggerete le gesta, le speranze, la forza degli atriani. La chiesa dedicata all’Assunta sarà un libro aperto per chi avrà la voglia e la pazienza di sfogliarlo, che vi descriverà tutto della nostra gente.

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La sua cripta – antica cisterna per fornire acqua alla parte est della città – vi dirà di quando HATRIA era abitata da uomini ingegnosi. Lo stesso ingegno dei suoi mercanti che avevano intuito l’importanza di battere moneta prima di civiltà più celebrate.

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“Ricca e fiorente”. Ascoltate! Ve lo ripetono in continuazione quei mosaici sotto i vostri piedi, sull’altare maggiore. Bellissimi. Basta chiudere gli occhi e immaginare le voci dei Piceni divenuti cittadini romani che si recavano in quel luogo per acquistare o vendere pesce.
Non stancatevi ora. Alzate lo sguardo e ammirate cosa accadeva nel ‘400 in questa cittadina abruzzese. Quali fermenti culturali ed artistici ha voluto trasmettere un genio come Andrea De Litio. Il suo ciclo pittorico appare ancora oggi un mistero di bellezza, raffinatezza e tecnica. Basta ammirare la morbidezza di quei volti, la profondità delle sue immagini, per capire che il rinascimento non è solo Toscana. Attenti, però: centellinate le sensazioni e le informazioni di questa insolita guida. Bellezza, scoperte e cultura potrebbero confondervi.

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Volgete lo sguardo su quell’altare in fondo. Vicino all’entrata principale. Non è un semplice altare. È il segno di una dominazione durata quasi 400 anni. Lo fecero costruire i duchi Acquaviva, uomini potenti, che intrecciarono i loro destini con Papi e Re. Un segno chiaro che lascia intendere quanto questa famiglia abbia influito, nel bene e nel male, nella storia degli atriani.
E poi il battistero, scolpito nella pietra della nostra terra da un artista proveniente dal nord, altro segno della richezza e degli scambi che Atri ha saputo coltivare nei secoli. È un messaggio imporatente anche questo: in città soldi, potere e cultura non sono mai mancati. Un messaggio che si perpetua nei secoli.
Ora volgete lo sguardo verso gli affreschi che occupano la parte interna della facciata. Il suo autore è atriano, si chiamava Luca e nel ‘300 aveva già compreso la forza rivoluzionaria di Giotto. Qualcuno dice che lo avesse conosciuto e che quel tanto celebrato Maestro che ha lasciato segni indelebili nella cattedrale di Offida, sia ancora Lui. La sua firma andatela a scoprire. Non è scritta con le lettere, ma con un piccolo cardellino nelle mani della Madonna.
Ma i misteri racchiusi dalla Cattedrale si inseguono sensa soluzione di continuità. È una vera caccia ai tesori di una città che sembra abbia voluto condensare – quasi in manierea didascalica – il passare dei secoli in un solo luogo. Non scordatevi di quello strano affresco posto in fondo alla navata. Con quei morti che incontrano i vivi, simboli arcani di una domanda che non trova ancora risposte. Segno del passaggio di una regina, dicono gli storici, moglie di quel Federico che qui costruì anche una sua dimora. L’arcano si dipana lentamente, perché sono pochi quelli che riescono a spiegare la presenza di una scena simile proprio qui più di mille anni fa.

[continua…]

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